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Pietro Rongoni ci racconta il mercato russo
Pietro Rongoni ha aperto il suo locale, a poche centinaia di metri dal Cremlino, nel 1998, dopo aver frequentato Mosca come consulente di molte aziende. Ha vissuto la trasformazione della metropoli e la passione crescente per l’Italia da parte dei moscoviti.
“Oggi ci sono 600 locali che fanno cucina presentata come italiana, ma in realtà siamo in 22 tra chef italiani e chi fa davvero cucina italiana” racconta.
Ma come si riconosce la differenza tra voi 22 e gli altri 580?
“Con lo stile italiano. I russi, circa un milione, ormai conoscono bene l’Italia per averla visitata, aver scoperto lo stile di vita e la cucina. Da me vogliono ritrovare quell’atmosfera, vogliono che gli racconti la storia dei prodotti e dei piatti, la provenienza, come si gustano”.
Oltre allo stile c’è anche una differenza di prezzo, dovuta alle materie prime e al valore immateriale della cultura che metti a disposizione degli ospiti?
“Io cerco di mantenere i prezzi equilibrati, con una media di cinquanta euro per menu degustazione. Questo perché i russi hanno imparato a conoscere i prezzi italiani e non vale la pena barare. Altri fanno lievitare il costo finale, ma il rischio di penalizzazione è alto”.
Tutto il mondo è paese, un proverbio che neppure la globalizzazione riesce a scalfire, anzi.












